Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/50

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42 IL VENDEMMIATORE

CXVII.


    Dicon che un tempo quì regnasse poi
Del buon Priapo una regina amica,
Che irata, per punir sudditi suoi
932Che non servar con lei l’usanza antica,
Pose il fio che si paga oggi da noi,
Acciò che ogn’uom liberamente dica;
Onde se ben tal libertá non cerca,
936Del suo per forza ognun di noi la merca.

CXVIII.


    Giva a diporto la regina bella
Con nobil compagnía per la foresta:
Ogni sua donna, ed ogni sua donzella
940Fu da’ vendemmiator d’amor richiesta.
Grida ciascun, chi questa vuol, chi quella,
Nulla di lor senza il suo invito resta;
Per viltà, credo, alla regina sola
944Nessun di quei villan disse parola.

CXIX.


    Non ho, turbata, la regina disse,
Dunque io, com’elle, orecchie ed altre cose?
Degno era ch’un di voi mi riverisse
948Con vostre ingiurie dolci ed amorose:
L’usanza allor tra le sue leggi scrisse,
E ’l fio d’un grosso ad ogni scala impose:
Se stato a quell’etá fuss’io nel mondo,
952Quei d’oggi addosso non avrian tal pondo.