Pagina:Il Vendemmiatore e La Priapea.djvu/62

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54 IL VENDEMMIATORE

CLIII.


    Donzella, che solinga abbia paura
Di notturno fantasma, o d’orrid’ombra,
O di strega o di magica fattura,
1220Quando l’oscura notte il cielo adombra,
Tenga quest’erba in seno, e stia sicura.
A chi tanta tristezza il petto ingombra,
Che la trae quasi di se stessa fuore,
1224Mangi quest’erba, che rallegra il core.

CLIV.


    E se stomaco avesse freddo e stanco,
Lo scalda e lo rinforza al digerire.
A chi rinchiuso umor nojasse il fianco,
1228Il sugo di quest’erba nel fa uscire.
Feconde fa le sterili, empie il manco,
E fa le brutte subito abbellire:
E quel, che par cosa più rara e nova,
1232Che tanto a fredde, quanto a calde giova.

CLV.


    Chi gli occhi avesse molli, e ’l viso smorto
Questa rasciuga quei, questo incolora:
Chi piange il suo signor lontano o morto,
1236Questa la trae d’ogni cordoglio fuora.
A che via nel parlar più vi trasporto
Per dir quanta virtute in lei dimora?
Il mondo tutto, e ciò che eterno serba,
1240Spento in breve saría senza quest’erba.