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Anno IX. Sabato, 23 Luglio 1910. Num. 30.


Giornale settimanale per le famiglie

IL BUON CUORE

Organo della SOCIETÀ AMICI DEL BENE

Bollettino dell’Associazione Nazionale per la difesa della fanciullezza abbandonata della Provvidenza Materna, della Provvidenza Baliatica e dell'Opera Pia Catena

E il tesor negato al fasto
Di superbe imbandigioni

Scorra amico all’umil tetto .....

ManzoniLa Risurrezione.

SI PUBBLICA A FAVORE DEI BENEFICATI della Società Amici del bene e dell'Asilo Convitto Infantile dei Ciechi
La nostra carità dev’essere un continuo beneficare, un beneficar tutti senza limite e senza eccezione.
RosminiOpere spirit., pag. 191.

Direzione ed Amministrazione presso la Tipografia Editrice L. F. COGLIATI, Corso Porta Romana, N. 17.




SOMMARIO:


Educazione ed Istruzione. —Augusto Michieli. I miracoli della carità — Un arpista milanese all’estero — *** Il più dignitoso — L’illustrazione del delitto.
Religione. —Vangelo della domenica decima dopo Pentecoste — Per l’Asilo Convitto Infantile dei Ciechi — Offerte per l’Opera pia Catena — Necrologie.
Società Amici del bene. —Francobolli usati.
Notiziario. —Necrologio settimanale — Diario.

Educazione ed Istruzione


I miracoli della carità


(Continuazione e fine, vedi n. 29).


L’indomani, Suor Sainte-Marguerite la riprese con dolcezza, le spiegò che lei stessa avrebbe avuto delle rughe e tutti gli inconvenienti della vecchiaia e che tuttavia essa era contenta e felice, mentre che Maria si irritava; e la persuase sì bene che le altre Suore chiedevano più tardi alla fanciulla se era triste pensando alla sua vecchiezza: «no, rispondeva — come sovente in casi analoghi, — Marguerite non vuole». Così, colla sua autorità personale appoggiata sulla profonda affezione ch’essa le inspirava, la Suora Marguerite inculcava alla sua allieva alcune delle più delicate fra le nozioni morali.

È in questo lavoro che la Suora, cercando di suggerire a Maria l’idea dell’avvenire, fu una volta prevenuta da lei, poichè mentre essa si sforzava a spiegargliela, la fanciulla si levò bruscamente, e, colle braccia tese in avanti, camminò rapida innanzi, trovando in sè stessa l’eterno paragone, che è stato illustrato dal Bossuet e da tanti poeti ed oratori, della vita con una strada.

Essendosi ripromessa d’insegnare alla sua allieva i grandi tratti della vita umana, Suor Sainte-Marguerite non temette di rivelarle la morte. Approfittò per ciò della fine d’una religiosa sordo-muta, ch’era morta improvvisamente per una congestione. Maria le era molto
affezionata, e Suora Giuseppina, così si chiamava, aveva anche cominciato a farle un paio di calze. Suor Sainte-Marguerite parlò dolcemente della morte alla fanciulla, dicendole che la Suora era a letto, che non si sarebbe più alzata, non avrebbe più atteso alla cucina, che non avrebbe più lavorato a maglia. «E le mie calze, quando le finirà?» chiese tosto la povera fanciulla. Le si propose d’andare dalla morta: essa vi corse attraverso i corridoi e fu assai penosamente colpita dal freddo del cadavere che paragonò subito al ghiaccio. Apprendendo ch’essa pure morrebbe e che sarebbe un giorno come Suor Giuseppina, si rivoltò ancora una volta; ancora una volta occorse tutta l’autorità insinuante di Suora Sainte-Marguerite per calmarla, mostrandole ch’essa stessa a sua volta morrebbe e ch’era tuttavia rassegnata a tale terribile sicurezza. La fanciulla si rassegnò ancora, perchè bisognava: «È Marguerite che l’ha detto». Essa potè d’altronde ben persuadersi che il caso non era affatto speciale a Suor Giuseppina, perchè, essendosi verificato un nuovo decesso nella comunità, si ebbe cura di farle di nuovo toccare il corpo irrigidito.

Ma la santa religiosa non voleva lasciare affatto alla sua allieva un’idea così materiale ed incompleta della morte ed era ansiosa di farle comprendere l’esistenza dell’anima.

Un giorno la fanciulla ricevette una lettera di suo padre e, tutta felice, andava spesso baciandola. La Suora tosto s’avvicina e le tiene presso a poco questo discorso, avendo cura d’accertarsi di frase in frase che era ben capita: «Tu l'ami proprio il tuo papà? Ed ami pure tua zia e la tua piccola sorella? Ma con che cosa li ami? È coi tuoi piedi? — No. Con le tue mani? — No. È con qualche cosa ch’è in te, nel tuo petto che tu li ami. Ebbene, questo qualcosa che ama è nel corpo, ma non è il corpo, lo si chiama anima, e, al momento della morte, il corpo e l’anima si separano. Così, quando Suor Giuseppina è morta, tu hai tastato il suo corpo ch’era ghiacciato, ma la sua anima che ti amava è andata altrove; la sua anima vive sempre e continua ad amarti...». Così nacque nello spirito della fanciulla la nozione sì difficile degli esseri immateriali. Restava ad elevarsi da questo fino al coronamento d’ogni educazione, fino all’esistenza di Dio.