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234 IL BUON CUORE


Chi ne diede il mezzo fu il sole.

Suor Sainte-Marguerite aveva cura di condurre la sua allieva, così desiderosa d’imparare, dal panettiere dell’Istituto e mostrarle i pani ch’egli impastava; dal falegname e di farle tastare i mobili che costruiva; dai muratori e di farle sentire i muri che tiravano su, ecc. e instillava così profondamente nello spirito della fanciulla l’idea della fabbricazione.

Ora Maria, nelle sue passeggiate, era in special modo lieta tutte le volte che si sentiva accarezzare dai caldi effluvi del sole. Essa amava il sole, lo amava e lo avrebbe voluto prendere, gli tendeva le mani e cercava perfino d’arrampicarsi sugli alberi per avvicinarsi a toccarlo. Un giorno in cui era così preoccupata del sole e così piena d’ammirazione e di riconoscenza per esso, la Suora le chiese: «Maria, chi ha fatto il sole? — È il falegname? — No, è il panettiere!» rispose essa ingenuamente, associando l’idea del calore solare a quella del forno. — «No, il panettiere non può fare il sole; Colui che l’ha fatto è più grande, più forte, più sapiente di tutti. In una scuola la Suora è al disopra delle piccole allieve, la Superiora è al disopra di tutte le Suore, il signor Elemosiniere è al disopra della Superiora, Monsignore il Vescovo di Poitiers, ch’è venuto l’altro giorno a Larnay, è al disopra del signor Elemosiniere, e c’è al disopra di lui il Papa, di cui ti ho parlato, e che abita assai lontano. Al disopra dello stesso Papa è Colui che ha fatto il sole, Egli non ha corpo ed è come un’anima, ma ti conosce, ti vede, ti ama, e conosce e vede ed ama tutti gli uomini e il suo nome è Dio». È in tal modo, per mezzo della gerarchia degli esseri noti alla fanciulla, che Suor Sainte-Marguerite la condusse fino al grado supremo dell’immensa scala, fino a Dio... Tali nelle sue grandi linee, la strada seguita dalla Suora1».

Com’è ovvio se il merito principale di tali imprese spetta alle- persone che in special modo vi si consacrarono, grande pure è il merito dell’Ordine delle Suore della Sagesse che non si peritò d’accettare casi così disperati ed ebbe per essi la carità che non teme, la fede invincibile destinata ai trionfi.

Non è qui il luogo di istituire vani confronti sui metodi usati dalle varie scuole pei sordo-muti-ciechi, che con quella di Larnay non sono nel mondo che solo sei2, ma basterà notare che, se i casi di Marta Obrecht, Marie Heurtin e Anna Maria Poyet sono meno famosi di quelli di Herta Schulz, Laura Bridgman e Helen Keller, lo si deve solo al minor richiamo che vi fu fatto attorno.

All’opera di Suor Sainte-Marguerite e del suo Ordine fu reso in ogni modo omaggio, oltre che dall’Accademia di Francia, che nel 1899 su relazione di Ferdinand Brunetière le conferiva un premio Montyon, da vara altri autorevoli enti e personaggi e da un volume per più riguardi prezioso del prof. Louis Arnould dell’

Università di Poitiers, edito sotto il giusto titolo di Ames en prison.

I casi di Marie Heurtin e delle sue compagne fornirono poi argomento ad un eletto manipolo di studi di psicologia firmati da penne come quelle del Descaves, di Emile Faguet, dei Padri Thomas e I. V. de Groot, dei professori Ribot e Riemann, oltre che ad una numerosa serie di articoli informativi usciti nelle principali riviste del mondo anglo-sassone e latino.

E, per convincersi che lo meritavano, basterà leggere il bellissimo libro dell’Arnould in cui si esamina con un corredo di minuti particolari tutto il grave problema dei sordo-muto-ciechi e si fa l’esatta storia dei tre casi di Larnay, oltre che deì metodi oggi vigenti nelle varie scuole speciali sì europee che americane.

Il volume ch’ebbe origine da un semplice articolo di Rivista dedicato al caso Heurtin, è ormai giunto alla quarta edizione e s’avvantaggia in questa, or ora uscita pei tipi degli editori Oudin, di varie curiose fotoincisioni e delle più recenti e sicure notizie sull’argomento. Gli specialisti della materia potranno trovarvi degli elementi preziosi di studio e una densa bibliografia illustrativa dei principali sordo-muto-ciechi conosciuti; ma, quanti hanno un cuore che palpita per chi soffre, quanti hanno lo spirito assetato di fatti singolarmente eroici nella loro semplicità cristiana, leggeranno il bel volume dell’Arnould con un interesse che cresce di pagina in pagina.

L’opera compiuta dai maestri dei sordo-muto-ciechi nati è un’opera che, come quella di una madre, partecipa della creazione. Chi perde i mezzi, datici da Dio per comunicare con la vita, a un’età anche tenera, qualcosa ha potuto raccogliere dentro di sé; esso sarà pur sempre un infelice, però su quel qualcosa potrà con poca fatica costituire la base di un edificio, il nucleo di una serie di cognizioni; ma chi non li ha mai avuti, o, appena sbocciato alla vita, quando il suo essere vagiva ancora nel!’indistinto della coscienza, perdette l’udito, la parola e la vista, come pensar mai che possa acquistare quegli a occhi del cuore n che nella profonda commedia del nostro Giacinto Gallina fungono da coscienza viva e vigile, da intermediario sovrano fra il mondo delle tenebre e quello della luce? — Eppure questo miracolo fu compiuto e alcune masse inerti di sventurati furono rese capaci, chi, dell’istruzione normale dell’Heurtin; chi, perfino, di quella eccezionalmente superiore della Keller.

Come ben osservò Henri Lavedan, in un suo originale articolo pubblicato ne L’Illustration di Parigi del 23 aprile ultimo scorso, contro coloro che dicono che non vi sono più miracoli si possono opporre questi illustrati dal libro dell’Arnould e compiuti fra altri dall’umile, meravigliosa Suora morta un mese fa in Larnay. La «fanciulla mostruosa che urlava contro le compagne, che bisognava portare per le braccia e per i piedi, dibattentesi come un’animale feroce, è giunta tuttavia ben presto a questa perfezione, a questa altezza di vita intellettuale e morale» da afferrare i concetti più astratti e da essere oggi «una giovane di 25 anni dai tratti delicati, dagli occhi vivi e chiari, dai gesti precisi, che si

  1. L. Arnould,Ames en prison, Paris, Poitiers, G. Oudin et C., pag. 9-13.
  2. Cioè Boston e New-York negli Stati Uniti, Venersborg in Isvezia, Nowawes in Germania, Edimbourg in Iscozia, e Larnay in Francia.