Pagina:Il cavallarizzo.djvu/14

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PROEMIO.

la grandezza di tutte le grandezze, & la maestà di tutte le maestadi; & l’honore de gli honori. La virtù dico d’Alessandro Farnese vostro avo, il quale salendo per ghi honoratissimi gradi, ascese al supremo de i supremi, & meritò quel diadema in testa, al qual ogni corona cede, & quel manto, sotto il quale si ricoglie tutto il gregge Christiano; governando sì bene la barca di Christo, & l’uno, & l’altro stato per tre lustri, che bene il mondo l’adorò, non solo come Sommo Pontefice ottimo massimo, ma come Prencipe sapientissimo & divino. Nelle cui lodi s’io mi volessi estendere & dire, che per ciò io son stato non che inclinato, ma sforzato ad intitolarvi il libro, non basterebbe? basterobbono certo le virtù, & nobiltà eccelse sue sole, le quali sono, & saranno sempre riverite, & adorate. Ma queste non sono; non son queste quelle, che à ciò fare m’hanno inclinato, & le quali trapasso per seguir il costume ch’io vi dissi: le vostre proprie sono quelle, quelle sono che m’hanno costretto à non poter far altrimenti. Perche s’io riguardo alla nobiltà, che dal sangue illustre deriva già si vede che il sangue vostro al par d’ogn’altro è illustrissimo; se allo stato, & grado, voi sete à grado tale, che un’altro solo ve ne resta; & di ricchezze non sete voi un Re? Ma questo è niente invero all’animo pien di virtù che tenete, & questo è quello, che sopra tutti gl’altri Prencipi ha fatto ch’io ve lo intitoli. Et se non fosse che la ragion del Proemio nol comporta, che si risolverebbe in troppo gran volume, & io pur una volta desidero venire affine, & la divinissima vostra natura da se aborrisce le sue lodi, come quelle, che per lo piu apportano seco fumo di adulazione, & à lei basta, che la virtu sua nuda da per se parli, io ardirei contarne tante, & tali, ch’io non so se’l mondo hoggi le scorgesse ne gl’altri Principi tutti insieme. O’ s’io pur potessi reggere sotto sì gran salma di racontarne la parte millesima, da che per vero non reggerei, stand’io sempre stupido, & confuso qualunche fiata ne considero sol due sole, ne so risolvermi, che più vaglia in voi, ò la religione, la quale sempre accompagnate con infinite virtù, & massime con le bone lettere, ò pur la cavalleria laqual così bene essercitaste nel fior de gl’anni vostri, & massime nella non men crudele, che pericolosa guerra per Cristani, di Germania contra l’Angravio, & Luterani, con ardir degno veramente di voi novo Alessandro Magno, con quella prudentia, che vi fa non che parere, ma certo essere un Quinto Fabio, & con tutte quelle parti eccellentissima, che hebbe, & che mancorno à Giuliocesare. Per il che rimanendo tutto attonito,