Pagina:Il cavallarizzo.djvu/239

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DEL CAVALLARIZZO

dell’honore, & pò farlo anco senza contraditione alcuna, per compiacere al suo Signore. Ne vi crediate che i schiocchi, & gl’huomini che viveno, & operano à caso, piaceno mai à suoi padroni. Ma volete vedere à che giovi la sagacità d’un cavallarizzo? mirate per essempio quello che giovò nel cavallarizzo di Dario Re de’ Persi, il quale si pò dire che gli diede l’Imperio, col trovar modo di far annitrire il suo cavallo; quando i Persiani erano intorno all’ellettione del novo Imperatore: percioche fece che il cavallo che dovea cavalcar Dario la mattina della ellettione, si innamorò d’una cavalla al quale fregando la natura con la mano; & ponendosela in petto al caldo, come fu al luogo della ellettione, perche sapeva che i Savij, over Magi haveano ordinato che quello fusse Re, il cavallo del quale quella mattina fusse primo ad anitrire, cavando fuor dal petto la mano, & con essa fregando il muso del cavallo di Dario, subito per quell’odore cominciò à nitrire, & fu fatto Re. Ma lassando gli essempi che sarebbeno infiniti se noi volessemo prolungarsi, vengasi un poco ad altro. Non sapian noi che dove gl’imprudenti cercano di piacere dispiaceno? & allo’ncontro li prudenti piaceno? perche non fanno ne dicano mai cosa piu di quello che se gli convenghi, & che vedino essere atta à piacere ad altri, aiutandola con bon discorso, il quale è parte pecoliare propriamente de’ prudenti, & sagaci. Et anco che le virtù sieno talmente in se ristrette, & insieme concatenate, che non troppo agevolmente si discatenino, & disunischino, & che ne ha & possiede una si possi dire, à un certo modo, per questa concatenatione di virtù morali, di possederle tutte, ho voluto non dimeno in particolare che il nostro cavallarizzo di questa catena ne habbi gl’anelli che voi vedete. Li quali quanto più di fin metallo saranno, tanto migliore, & più riguardevole lo renderanno. Et parmi che singolarmente all’offitio suo s’apartenghi l’esser prudente, per le ragioni che havemo dette, & che si potrebbeno dire quando non si sapesse manifestamente, che se il cavallarizzo non sarà prudente, & astuto, per così dire, bene spesso non solo nell’aggitar cavalli, ma in ogn’altra attione sua, farà danno à se, & per aventura à gl’altri ancora. Ho detto che vuol essere patiente, perche havendo à far con cavalli, & sovente con huomini che hanno il discorso peggio che bestie, & in sentir questi, & quelli mormorare delle sue attioni, sì à cavallo come à piede, se non sarà ornato di questa virtù della patientia, mal la potrà fare con cavalli; & peggio con gl’huomini. Et certo è verissimo, che con questa virtù, il piu delle volte, meglio si vince, & riduce a quel che si vuole un cavallo di grande, & gentil’animo, ancora che sia superbo, & disdegnoso, che con le battiture, & con sgridamenti pieni d’impatientia. Et è vero ancora, che con gl’huomini naturalmente superbi, & furiosi il parlar dolce rompe loro l’ira; dove il duro, & imperioso causa furore, & iracondia. Non nego però, che questi anco non sieno necessarij, in molte guise, sì ne’ cavalli,