Pagina:Il cavallarizzo.djvu/55

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

DEL CAVALLARIZZO

tatore era candidissimo, il quale fu anco di somma eccellentia & valore. Scrive Virgilio nel duo decimo dell’Eneida, che Turno havea cavalli valorosissimi suoi favoriti, che di bianchezza avanzavano la neve, & di velocità i venti, di acutissimo annitrire, & spesso; con un di quelli volse combattere à corpo à corpo con Enea. Et ben che il carro d’Amore si dichi esser tirato da quattro destrieri bianchi più della neve, & che Giovanni Evangelista vedesse sedere il signore de’ signori, & Re dei Regi sopra un cavallo bianco; non dimeno lasciando da parte quello, che per questo vogliono significare; io sarei d’opinione parlando con filosofi, che per il gran dominio di flemma, che lor hanno, che fosseno di complessione freddi, & per conseguente pigri, fiacchi, & di poco animo, & che havesseno poca vista; massime quando hanno l’occhio & d’intorno all’occhio bianco, & quando caminano per le nevi, e di notte, & che sono senza quelle parti, che di sopra havemo dette, & massime non essendo fulgenti, che se sono, saranno anco perfettissimi. Questi cavalli sono di cattive unghie ancora communemente, & tanto più quanto saranno bianche over pezzate, & se dipinte cioè varie spesso zoppicheranno, & haveranno i lumbi deboli, & infermi. Dal cattivo piede che generalmente hanno sono detti da’ Greci απαλόποδες, cioè senza piedi. Et per contrario quelli, che hanno boni piedi, cioè unghie nere, liscie, grande, solide, & dure, eupedi. Patiscono questi cavalli così candidi spesse volte dolor colici, & sono sogetti molto à molte putrefattioni, & à debolezza di nervi. Perilche credo, che à Virgilio non piacesse medesimamente il cavallo di pel bianco, & però disse deterrimus albis, come di sotto esponeremo, quando si parlerà delle fattezze del cavallo. Del stornello io me ne passerò con questo solo dirvi, che non senza cagione sortì tal nome dal storno. Questi ancor che siano communemente veloci nel correre, & in ogni altra attione nella lor gioventù; sono nondimeno fallaci, & quanto più saglieno in età con gl’anni, tanto più de gl’altri divengono freddi, rimessi, & lenti; & bene spesso anco nella giovinezza se non se gli ha bona cura, se ne vanno di bocca. Ma i mellati, che non hanno altra mistura che di colera flava, & pallida, la quale non da bona addustione & temperatura procede; ma più tosto da maninconia; sono per lo più reputati fiacchi, di poche forze, & animo, ancor che siano savij, & di bono intelletto. Et avertite che quasi tutti i cavalli, che haveranno del malenconico haveranno anco del savio; & quel che impareranno, difficilmente gli uscirà di mmente.

Cap. 14. Del pel sauro.


I cavalli sauri riceveno il colore dall’humore della colera predominante. Il quale humore per essere aere assai, & ardente simile al fuoco (al quale