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| 184 | discorsi parlamentari |
ranno abusi nell’insegnamento ecclesiastico, chi saprà, scriverà su tale materia dei trattati più liberali e più conformi alle dottrine del progresso e della libertà; ma, per amore di Dio, o signori, non esordiamo nella via delle riforme collo stabilire un principio assoluto, non esordiamo, per andare al riparo di qualche abuso, col negare una delle principali e delle maggiori delle nostre libertà.
Io credo d’aver adempiuto al mio dovere coll’esporre schiettamente e chiaramente quali siano le mie massime politiche intorno alla questione dell’insegnamento ecclesiastico; ho lasciata intiera la questione dell’opportunità, ho indicato lo scopo al quale noi dobbiamo tendere. Io sono pronto, lo ripeto, in quanto alla questione dell’opportunità, a transigere e ad ammettere quei mezzi che si stimeranno più opportuni per passare da un sistema all’altro, ma sicuramente io non potrei mai transigere in quanto al principio stesso che deve informare la nostra legislazione. Io non potrò transigere nemmeno sullo scopo che noi dobbiamo raggiungere. Io spero che la Camera vorrà accogliere favorevolmente questi principii e non si lascierà sedurre dalle eloquenti parole dei deputati Brofferio ed Asproni, e che discernerà sotto la vernice di liberalismo e di progresso, quali siano le vere dottrine che essi professano. Io m’affido ch’essa saprà riconoscere che il progresso che ci si addita è il ritorno alle massime del regno di Luigi XIV, che il liberalismo che ci si consiglia è un liberalismo dell’indole di quello che, regnando Luigi XV, gli enciclopedisti professarono nei boudoirs di madama di Pompadour. (Segni di approvazione sui banchi della destra.)