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discorsi parlamentari |
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scere in Francia, mentre nel Belgio a poco a poco diminuì, e finì per iscomparire. Ripeto essere ferma mia
opinione, come è anche l’avviso del Ministero, che in
circostanze ordinarie, in tempi normali, gli inconvenienti
della stampa, per ciò che riflette la politica interna, non
possano produrre gravi inconvenienti, od avere conseguenze tali da richiedere provvedimenti energici e
straordinari di repressione. (Segni di adesione.) Queste
mie dichiarazioni basteranno, spero, a far convinta la
Camera che io non posso nè punto nè poco sottoscrivere all’opinione manifestata nella tornata di ieri dall’onorevole deputato Menabrea, non potendo il Ministero
in verun modo ammettere che sia necessario di mutare
radicalmente la legge sulla stampa nello scopo di rendere la repressione di questa molto più efficace. Il Ministero non ha questa convinzione; i membri che lo
compongono dichiarano anzi che, ove una tale proposizione fosse fatta nel seno di questa Camera, e partisse
o dai banchi dei deputati o, in altre circostanze, dai
banchi del Ministero, essi la combatterebbero risolutamente.[1] (Molte voci: Bravo! Bene!) Forse questa mia
- ↑ Il 7 febbraio un deputato savoiardo avendo proposto un emendamento al progetto ministeriale col quale si voleva imporre ai giornali l’obbligo di firmare gli articoli, il conte di Cavour rispondendo in francese (è noto che l’uso di questa lingua era permesso nel Parlamento Subalpino) disse:
«Je ne crois pas qu’il existe de mesure plus contraire aux intérêts de la liberté de la presse, de mesure qui ait davantage pour effet de diminuer l’action utile de la presse que celle que vient de proposer l’honorable préopinant.
» Cette mesure tend à diminuer de beaucoup l’importance des journaux, elle tend à réduire les journaux à être l’expression d’opinions individuelles, au lieu d’étre, ce qu’ils sont aujourd’hui, les organes d’un parti, les organes des grands principes. (Segni di adesione a sinistra.)
» Je crois, je le répète, qu’il n’y a pas de mesure plus contraire, plus funeste à la véritable liberté. En effet, messieurs, j’invoquerai l’exemple (puisque cet exemple a été invoqué par différents orateurs qui siégent sur les bancs de cette Chambre) de deux grandes nations européennes, la France et l’Angleterre.
» Quand l’Assemblée française a voulu restreindre la liberté de la presse, elle n’a pas trouvé de moyen plus efficace que celui qui vient d’être proposé par l’honorable monsieur Bastian. En Angleterre, une loi semblable, non-seulement n’a jamais été adoptée, mais elle n’a même