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Pagina:Il conte di Cavour in parlamento - 1868.pdf/244

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196 discorsi parlamentari

da tutti. Il Governo deplora gli abusi che la stampa ha potuto commettere in ordine alle materie religiose; ma in verità, dopo il più maturo esame, esso non ha saputo che si sarebbe potuto fare per reprimerli non solo, ma toglierli affatto di mezzo. Di fatti la legge in ora vigente, per ciò che riflette i reati contro la religione, è forse, di tutte le leggi sulla stampa, quella che stabilisce le penalità più severe. La legge attuale conservò, se mal non mi esprimo, le disposizioni del Codice penale. Ora, questo Codice è stato fatto molto prima che sorgessero presso di noi le istituzioni liberali; è stato fatto in un tempo in cui non si poteva per certo accusare il Governo di non favorire abbastanza le idee religiose. Se la legge attuale non ha potuto impedire i delitti contro la religione, questo prova, o signori, quanto siano inefficaci le leggi repressive, quelle, cioè, che tendono ad impedire assolutamente tutti gli abusi della stampa. Ma io confesso che mi recò non poca meraviglia l’udire l’onorevole deputato Pernigotti esprimere il suo timore sopra gli effetti della libertà rispetto alla religione. Io penso che quando egli manifestava tali paure fosse ingiusto verso la religione stessa, perocchè, a creder mio, la religione nostra ha tali basi e tali fondamenti da poter resistere a ben altri pericoli che non sieno gli attacchi della nostra stampa. Nè io cercherò d’avvalorare questa mia proposizione con ragionamenti teologici; invocherò solo la testimonianza della storia dei tempi passati e della storia contemporanea; invocherò solo l’esempio delle vicine nazioni. Inviterò, per esempio, l’onorevole canonico Pernigotti e quanti potrebbero dividere le sue opinioni su questo punto a paragonare lo stato della Francia attuale con quello in cui essa trovavasi prima del 1789. In quest’ultima epoca sicuramente la Francia non godeva, e non aveva mai goduto prima, di libertà di stampa. Le offese contro la religione erano quivi punite colle pene le più severe, non solo pecuniarie e personali, ma persino con pene corporali, mentre quelli che