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Pagina:Il conte di Cavour in parlamento - 1868.pdf/259

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VI.

INTORNO AL MATRIMONIO CIVILE.


Dopo il discorso testè riferito e prima che venisse in campo la questione del matrimonio civile erano occorsi fatti assai importanti. O fosse che il conte di Cavour con la sua improvvisa alleanza col centro sinistro avesse rotto, di propria autorità, un equilibrio di forze che Massimo D’Azeglio, presidente del Consiglio, stimava indispensabile nella Camera dei deputati; o che la sfida lanciata con tanto ardire alla reazione imbaldanzita dalle vittorie riportate in altri paesi avesse provocato in Piemonte una momentanea rivincita dei conservatori puri, il fatto è che il Ministero dovette ricomporsi. Al conte di Cavour successe nel ministero delle finanze e in quello di agricoltura e commercio il conte Cibrario; Massimo D’Azeglio, come ministro degli affari esteri, La Marmora, come ministro della guerra, Paleocapa, come ministro dei lavori pubblici, e Pernati come ministro dell’interno, rimasero ciascheduno al loro posto, mentre il commendatore Boncompagni succedendo al commendator Galvagno nel ministero di grazia e giustizia, prese a reggere interinalmente anche quello della pubblica istruzione, in luogo del Farini, dovuto uscire egli pure dal gabinetto.

Il conte di Cavour consacrò i suoi ozii in un viaggio, durante il quale andò a vedere coi propri occhi che cosa fossero divenuti uomini e cose in Europa dopo il colpo di Stato del 2 dicembre.[1]


  1. Ecco alcuni brani di lettere che Cavour scrisse in quel tempo al suo amico, il signor Castelli. Le riproduciamo nel testo francese.

    «Bruxelles, 7 juillet, 1852.

    »....M. Thiers a raison. Il y a de certains vents qui s’élèvent tout à coup dans l’atmosphère politique et auxquels on ne saurait résister.