Vai al contenuto

Pagina:Il conte di Cavour in parlamento - 1868.pdf/284

Da Wikisource.
236 discorsi parlamentari.

Furono chieste innanzi tutto spiegazioni sulla crisi ministeriale; ed il conte Cavour rispose, il generale Dabormida essersi allontanato dal ministero, sol perchè egli erasi impegnato ad ottenere che la Francia e l’Inghilterra promettessero formalmente di obbligare l’Austria a togliere il sequestro sui beni degli emigrati, ciò che non era stato possibile di ottenere; ma che, pur ritirandosi, erasi dichiarato favorevole all’alleanza, e che l’avrebbe, come senatore, difesa nel primo ramo del Parlamento. Dipoi la Sinistra, nella questione principale, sostenne che alla Sardegna per niente profittava lo entrare nel concerto europeo, dal momento che l’Austria (disse il deputato Brofferio) ne era il principale concertatore: che sarebbe stato funesto all’Italia qualunque riavvicinamento con l’Austria, e che, per questa alleanza, il Piemonte risicava, se non il suo territorio, le sue libere istituzioni, poca fiducia ispirando il liberalismo della Francia e dell’Inghilterra. Il generale Durando in un discorso, udito con la massima attenzione, rispondendo, tra i primi, all’Opposizione, dimostrò la neutralità piena di pericoli, molto difficile a conservare, e in tutto contraria alla politica tradizionale di casa Savoia ed agli interessi d’Italia. E parlò pure delle mutazioni che la guerra avrebbe introdotto nel sistema dell’alleanze europee, degli avvenimenti che da esse potevano derivare, dei vantaggi che l’Italia avrebbe potuto ritrarne, dell’obbligo di riscattare la disfatta di Novara, terminando la sua splendida orazione con queste parole: «Signori, approvate questo trattato con fiducia, con ardore; pensate che se in tanto movimento di tutta l’Europa, quando essa vi apre le braccia, voi la respingete: se rimanete inoperosi, se proclamate una politica di neutralità, a cui nessuno presterà fede, voi forse politicamente vivrete, ma i vostri figli o i figli de’ vostri figli morranno inonorati ai piedi delle Alpi, e con essi saranno sepolte le ultime speranze d’Italia.»

Il conte di Revel parlò contro il trattato, perchè, secondo lui, dovevasi indugiare ancora prima di gettarsi alla guerra, e perchè, in ogni caso, era da accettare il sussidio pecuniario dall’Inghilterra. Il generale Menabrea invece, pur censurando in parte la convenzione militare e la finanziaria, difese l’alleanza con le potenze occidentali; la quale trovò poi un ben più gagliardo propugnatore nel Farini che mise in chiaro come la guerra di Crimea, rendendo quindi innanzi impossibile una nuova Santa Alleanza, distruggesse fino l’idea da cui nacquero i funesti trattati del 1815. E assai giovò eziandio all’approvazione del trattato la difesa che ne fece il deputato Correnti, allora emigrato, il quale, compreso il fine della sapiente politica del conte Cavour, l’accettò di gran cuore, e separandosi con pochi amici dalla estrema Sinistra a cui fino allora aveva appartenuto, fece