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| 370 | discorsi parlamentari |
tutta Italia si raccolsero le offerte, tantochè allorquando la Camera subalpina principiò ad occuparsi della questione, già tutta la somma era stata messa insieme. Il partito mazziniano tentò di stornare l’impresa, ed apri alla sua volta una sottoscrizione per l’acquisto di 10,000 fucili destinati ad armare, dicevasi, la insurrezione in Italia; ma il tentativo andò completamente fallito.
A che mirava il conte di Cavour allorchè spingeva con tanto vigore le fortificazioni di Alessandria? Prevedeva egli una guerra offensiva o difensiva? Probabilmente l’una e l’altra. I dissapori fra l’Austria e il Piemonte erano ogni giorno più cresciuti. Allorchè morì la regina Maria Adelaide, com’è noto, di Casa d’Austria, Francesco Giuseppe, con un contegno assai scortese e che molto rincrebbe, non rispose nemmeno alla notizia ufficiale che il re gli mandò della propria sventura. Il Gabinetto di Torino, alla sua volta, si astenne, mancando però solo al cerimoniale in uso fra corti amiche, dall’inviare chicchessia all’Imperatore durante il suo viaggio a Venezia e a Milano; e furono prodigate invece le maggiori cortesie alla Imperatrice madre di Russia, venuta a svernare a Nizza. I granduchi Michele e Costantino, recandosi a far visita alla madre, si trattennero qualche giorno a Torino, ove la popolazione li accolse con una cordialità piena d’intelligenza; ma non vollero passare nè da Vienna nè da Milano. e preferirono prendere una strada più lunga anzichè incontrarsi con l’Imperatore d’Austria. Tutto ciò ferì al vivo il Gabinetto imperiale, sì che non seppe trattenersi dal manifestare in qualche modo il proprio malcontento; e lo fece con una nota diretta al conte di Cavour per mezzo del conte Paar, rappresentante dell’Austria a Torino, tutta piena di querele a proposito delle esorbitanze della stampa piemontese. Cavour tenne sodo, e mantenne i diritti del governo sardo; la questione si inasprì, sicchè prevedevasi da ognuno, e con ragione, che le relazioni diplomatiche fra i due governi sarebbero in breve state rotte. Ciò avvenne di fatto. Poco dopo il voto della Camera sulle fortificazioni d’Alessandria, e precisamente il 16 marzo, il conte Paar annunziò a Cavour che aveva ordine di ritirarsi, se il governo austriaco non riceveva qualche soddisfazione alle proprie lagnanze. Per tutta risposta il ministro italiano richiamò da Vienna il marchese Cantono, rappresentante colà della Sardegna.
Un tale stato di cose giustificava quindi pienamente la sollecitudine del Governo sardo a munire gagliardamente Alessandria. Però l’opposizione clericale nel sostenere, come fece, che con tale provvedimento non miravasi esclusivamente alla difesa dello Stato, non ebbe tutti i torti. Era infatti manifesto ad ognuno, soprattutto dopo la guerra di Crimea, che nè la Francia nè l’Inghilterra avrebbero giammai per-