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| 430 | discorsi parlamentari |
aiutare la infelice spedizione di Pisacane,[1] il quale, com’è noto, impadronitosi per sorpresa ed in alto mare del Cagliari, s’era gettato sulle coste napoletane, ove le milizie borboniche, insieme co’ suoi compagni, lo trucidarono. Or tutti questi fatti, e lo sconforto universale che da essi nasceva, furono dal partito reazionario del Piemonte rivolti a proprio vantaggio. Giovandosene abilmente, esso riuscì ad ottenere, nelle elezioni generali del 1857, una mezza vittoria, adoperando però a conseguirla, così mal celati intrighi e mezzi tanto illegali, che la Camera, appena riunita, ordinò una inchiesta sulle elezioni. Frattanto e per naturale reazione contro le manovre del partito clericale, iliberali, durante la lotta, avevano raddoppiato i propri sforzi, e molti di loro, accendendosi nella battaglia, s’erano poco a poco avvicinati a coloro che, senza essere repubblicani, rappresentavano opinioni più ardite di quelle del partito moderato. Questo adunque aveva pel momento perduto la sua preponderanza. Di qui avvenne che gli Uffici della Camera, senza respingere assolutamente il progetto di legge, su sette commissari per esaminarlo, ne trassero cinque dall’Opposizione.
La Giunta, dopo aver tenuto numerose sedute alle quali assistettero anche i ministri, dopo aver chiesto ed ottenuto comunicazione di varii documenti diplomatici, terminò con respingere la legge, nominando relatore il deputato Lorenzo Valerio. Invano i deputati Buffa e Miglietti tentarono di fare proporre alla Camera un contro progetto.
Il 13 aprile cominciò la discussione pubblica; e il conte Solaro della Margherita fu il primo a parlare contro la legge, comechè questa fosse in sostanza assai conforme alle sue idee, dappoiché limitava la libertà della stampa. Ma il partito di cui il conte Solaro era alla testa mirava innanzi tutto a rovesciare il Ministero, e v’adoperava quelle arti che sono ai partiti politici anche troppo frequenti.
Terenzio Mamiani prendendo la parola subito dopo dimostrò tutta la importanza politica del progetto di legge, e qui giova riprodurre unbrano del suo discorso. Egli disse: «Io che non sono nè ministro nè diplomatico, dirò alcuna di quelle cose che forse morirebbero sulle labbra del presidente del Consiglio.
» Signori, Napoleone III è per l’Inghilterra un alleato importante e giovevole; pel Belgio e la Svizzera è un assai potente vicino; per noi Italiani egli è molto di più. Ricordia-
- ↑ I congiurati, prima del loro sbarco, avevano pubblicato un proclama, in cui si leggevano queste parole: «Se il paese non risponde al nostro appello, noi sapremo, seuza maledirlo, seguire la generosa falange dei martiri italiani, e morire da forti. Che un’altra nazione trovi altrettanti uomini, pronti a sacrificarsi per la sua libertà, ed allora soltanto essa potrà dirsi uguale all’Italia, sebbene l’Italia sia ancora schiava.»