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| del conte di cavour. | 465 |
ritornare sul doloroso argomento. Io riconosco che il conte di Revel non è sollecito di mutare ad ogni istante le leggi organiche: ma, s’egli avesse riandata quella discussione, ricorderebbe che, mentre il Ministero si opponeva a quelle altre modificazioni che si erano andate proponendo relative alla cauzione, alla sottoscrizione degli articoli, al bollo sui giornali, e che so io, dichiarava altamente di riconoscere che il sistema dei giurati, stabilito dalla legge del 1848, era cattivo. Difatti, rispondendo all’onorevole Menabrea, o parlando a non so chi altri, dissi queste parole: «Fra tutti i sistemi che sono in vigore presso le nazioni più civili dell’uno o dell’altro continente, il Ministero crede che il nostro sia il più difettoso.» Dunque l’onorevole conte di Revel vede che l’opinione della necessità di riformare la composizione del giurì era già nel Ministero fin dal 1852.
Noi avremmo desiderato, lo desidero io, lo desiderano tutti i miei colleghi, che la riforma dei giurati potesse aver luogo contemporaneamente all’estensione della competenza del sistema dei giurati, giacchè noi siamo fautori di questa istituzione, sinceramente fautori in tutta la sua ampiezza; ma non potendo sperare di ottenere prossimamente questa riforma, perchè sappiamo che l’estensione della giurisdizione dei giurati ai reati comuni incontra una vivissima opposizione dentro e fuori del Parlamento, noi pensavamo che vi era intanto urgenza di provvedere almeno con quella riforma. Il pericolo dell’apologia, il male che può cagionare la diffusione di quelle dottrine di cui vi parlava, sono imminenti, sono di tutti i giorni; epperciò noi dovevamo provvedere immediatamente. E che vi sia necessità di provvedere, ve lo ha dimostrato egregiamente ieri l’onorevole Rattazzi, quando colle cifre in mano vi provava non esservi stata e non potervi essere repressione di sorta pei delitti di stampa. Ma, o signori, questa opinione dell’impossibilità di repressione per