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| del conte di cavour. | 15 |
mato da un gran numero di ufficiali dell’esercito che contro questi studenti pugnarono.
Ma nell’impero austriaco, la questione di libertà, la questione politica, non è la sola che agiti gli animi, che muova le masse popolari. Accanto ad essa ve ne ha un’altra ben più grave, ben più minacciosa ancora, ed è la gran lotta delle razze, le une tendenti a mantenere un antico predominio e le altre ad acquistare una nuova nazionalità.
Vi esiste sulle terre dell’impero una razza numerosa, energica, ardimentosa, ma da più secoli oppressa, la razza slava. Questa razza si estende in tutte le parti orientali dell’impero, dalle sponde del Danubio sino ai monti della Boemia; vuole ottenere l’intera sua emancipazione, riconquistare la sua nazionalità. La sua causa è giusta, è nobile. Essa è propugnata da orde rozze ancora, ma ardimentose ed energiche; essa quindi è destinata a trionfare in un non lontano avvenire.
Il gran moto slavo ha ispirato il primo poeta del secolo, Adamo Mikiewitz, e da questo fatto noi siamo indotti a riporre nelle sorti di quei popoli una fede intiera. Perchè la storia ci insegna che quando la Provvidenza ispira uno di quei genii sublimi come Omero, Dante, Shakespeare o Mikiewitz, è una prova che i popoli in mezzo ai quali essi sorgono sono chiamati ad alti destini.
Comunque sia, poco dopo il trionfo della causa liberale in Vienna, il moto slavo cominciò a manifestarsi apertamente nell’impero. Il ramo più intelligente della famiglia slava, gli abitanti della Boemia, tentarono sin dal mese di aprile di sottrarsi al predominio germanico, di fondare in Praga un centro attorno al quale tutto lo slavismo venisse a rannodarsi.
Questa generosa impresa andò fallita: tutti i partiti a Vienna si unirono per reprimere il moto boemo. L’infelice città di Praga volle ricorrere alla forza; ma fu vinta, dopo una disperata lotta, bombardata e mitra-