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Pagina:Il conte di Cavour in parlamento - 1868.pdf/706

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discorsi parlamentari. 658

sostanza, nessuno di quei voti motivati riassume, a mio giudizio, in modo più conciso e più preciso dell’ordine del giorno Bon-Compagni le idee esposte così lucidamente dall’onorevole interpellante, accolte senza riserva dal Ministero, e che furono tanto favorevolmente ascoltate da questa Camera. L’ordine del giorno Bon-Compagni è, in certo modo, una risposta completa alle interpellanze dell’onorevole Audinot. Nella dimostrazione di tale mio asserto io darò quelle ulteriori e maggiori spiegazioni che da vari oratori mi vennero domandate. L’onorevole deputato Audinot chiedeva recisamente di conoscere quale fosse l’opinione del Governo, quali fossero i suoi principii rispetto alla questione romana. A questo io risposi precisamente come risponde l’ordine del giorno Bon-Compagni. Io dichiarai dover esser Roma la capitale d’Italia; l’ordine del giorno Bon-Compagni acclama questa verità. Io dissi che Roma doveva essere capitale d’Italia, e che ciò doveva essere proclamato immediatamente. Questa mia asserzione diede occasione all’onorevole deputato Chiaves di muovermi, in uno splendidissimo discorso, due appunti. Trovò primieramente la dichiarazione inopportuna; trovò, in secondo luogo, la dichiarazione troppo esplicita, e reputò necessario interpellarmi sul modo nel quale il Governo intenderebbe mandare ad effetto questo traslocamento della capitale. L’onorevole deputato Chiaves reputò che questa dichiarazione così precisa possa produrre incagli all’andamento delle pratiche che il Governo dovrà fare per giungere alla soluzione della quistione di Roma. Egli crede che ragioni di prudenza avrebbero dovuto consigliare al Governo di promuovere l’immediata annessione di Roma all’Italia, non perchè Roma debba essere la sua capitale, ma per ragione di giustizia, di umanità, dei grandi principii. L’onorevole Chiaves, mi permetta di dirgli che egli qui cade in grandissimo errore; io tengo per fermo che, se noi non potessimo