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discorsi parlamentari. |
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sostanza, nessuno di quei voti motivati riassume, a
mio giudizio, in modo più conciso e più preciso dell’ordine del giorno Bon-Compagni le idee esposte così
lucidamente dall’onorevole interpellante, accolte senza
riserva dal Ministero, e che furono tanto favorevolmente ascoltate da questa Camera. L’ordine del giorno
Bon-Compagni è, in certo modo, una risposta completa alle interpellanze dell’onorevole Audinot. Nella
dimostrazione di tale mio asserto io darò quelle ulteriori e maggiori spiegazioni che da vari oratori mi
vennero domandate. L’onorevole deputato Audinot chiedeva recisamente di conoscere quale fosse l’opinione
del Governo, quali fossero i suoi principii rispetto alla
questione romana. A questo io risposi precisamente
come risponde l’ordine del giorno Bon-Compagni. Io
dichiarai dover esser Roma la capitale d’Italia; l’ordine del giorno Bon-Compagni acclama questa verità.
Io dissi che Roma doveva essere capitale d’Italia, e
che ciò doveva essere proclamato immediatamente.
Questa mia asserzione diede occasione all’onorevole
deputato Chiaves di muovermi, in uno splendidissimo
discorso, due appunti. Trovò primieramente la dichiarazione inopportuna; trovò, in secondo luogo, la dichiarazione troppo esplicita, e reputò necessario interpellarmi sul modo nel quale il Governo intenderebbe
mandare ad effetto questo traslocamento della capitale. L’onorevole deputato Chiaves reputò che questa
dichiarazione così precisa possa produrre incagli all’andamento delle pratiche che il Governo dovrà fare
per giungere alla soluzione della quistione di Roma.
Egli crede che ragioni di prudenza avrebbero dovuto
consigliare al Governo di promuovere l’immediata annessione di Roma all’Italia, non perchè Roma debba
essere la sua capitale, ma per ragione di giustizia, di
umanità, dei grandi principii. L’onorevole Chiaves, mi
permetta di dirgli che egli qui cade in grandissimo
errore; io tengo per fermo che, se noi non potessimo