Audinot intendesse che io venissi alla Camera a raccontare i particolari delle negoziazioni che esistono o
potrebbero esistere, sia a Roma che a Parigi, per isciogliere le gravi difficoltà che questo problema presenta;
non credo che egli intendesse che io venissi a comunicarvi i dispacci ufficiali e confidenziali. Certamente
rispetto ai dispacci confidenziali l’onorevole deputato Petruccelli non vorrebbe che io ne facessi parola alla
Camera, non vorrebbe che io venissi a dire: ho scritto
una lettera confidenziale a Roma, onde cercar che si
parli al teologo A, al monsignor B; ho scritto a persone influenti, onde cercare di influire sull’opinione
pubblica romana. Riguardo alla comunicazione dei dispacci officiali, ho già manifestato la mia opinione l’altro giorno; ma poichè venni ricondotto su questo terreno, vorrei palesare un segreto alla Camera (Ilarità),
un segreto molto mal custodito, per cui credo che molti
di voi ne siano istrutti al par di me.... Allo stato attuale delle cose, nel modo con cui si trattano gli affari
oggidì, i dispacci officiali spargono molto poco lume sui
negoziati; che volete? Dopo che l’uso si è introdotto
in quasi tutti i Governi, e parlamentari ed anche non
parlamentari, o di comunicare alle Camere o di far
pubblici sui giornali i dispacci degli agenti diplomatici,
questi dispacci hanno perduto molto del loro valore,
questi dispacci ormai consistono nel riassumere dei fatti
più o meno compiuti. Altre volte, quando questi dispacci
non dovevano vedere la luce che dopo la morte di chi
li aveva scritti, in allora gli affari si facevano per mezzo
di note da comunicarsi, da leggersi; di note verbali, e
di tutte quelle armi che l’arsenale della diplomazia
racchiude. Quando si scrive un dispaccio, ed io ne ho
scritto molti, debbo dire che si è meno preoccupato
dell’influenza che questo dispaccio farà sulle persone
alle quali è diretto, che non dell’effetto che dee produrre sul pubblico europeo, il quale dovrà giudicarne
fra breve. È alquanto umiliante per un ministro degli