Pagina:Il crepuscolo degli idoli.djvu/156

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IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI

come il nostro Ciandala... Notate come ancora adesso, con i costumi più dolci che mai siano esistiti sulla terra, almeno in Europa, tutto ciò che vive in disparte, tutto ciò che è lungamente, troppo lungamente al disotto, — ogni forma di esistenza impenetrabile e fuori dell’ordinario, si avvicina a quel tipo che il criminale completa. — Tutti i novatori dello spirito portano in fronte, durante un certo tempo, il segno pallido e fatale dello Ciandala: non perchè li si considera così, ma perchè essi stessi sentono il terribile abisso che li separa da tutto ciò che è tradizionale e venerato. Quasi ogni genio conosce, come una fase del suo sviluppo, «l’esistenza catilinaria», sentimento di odio, di vendetta e di rivolta contro tutto ciò che già è, contro tutto ciò che non diventa più... Catilina — la forma preesistente di ogni Cesare.


46.

Qui la vista è libera. — È un segno forse della grandezza d’animo quando un filosofo tace; è forse amore, allorchè si contraddice; quegli che cerca la conoscenza è capace di tanta gentilezza d’animo che lo farebbe mentire. Non senza finezza si è detto: Il est indigne des grands coeurs de répandre le trouble qu’ils ressentent, ma bisogna aggiungere che il non aver paura del più indegno può egualmente essere prova di grandezza d’animo. Una donna che ama sacrifica la sua felicità; un filosofo che «ama» sacrifica forse la sua umanità, un Dio che ha amato si è fatto ebreo...


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