Pagina:Il diavolo.djvu/207

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Amori e figli del diavolo 199

nuità delle vesti mostrandosi quasi ignuda, faceva ostentazione d’atti impudichi. Che più? l’ultimo, che pareva il signore, ficcando i terribili occhi nel viso al giovane, dal carro superbo, tutto composto di smeraldi e di perle, chiese la cagion del suo venire; ma quegli, nulla rispondendo, stesa la mano, porse la epistola. Il demonio, non osando disprezzare il noto suggello, lesse lo scritto, e tosto, levate al cielo le braccia: “Dio onnipotente,„ esclamò, “insino a quando soffrirai tu la iniquità di Palumbo?„ E senza por tempo in mezzo, mandò due suoi satelliti, perchè togliessero a Venere l’anello, la quale, dopo molto contrastare, finalmente lo rese. Così il giovane, venuto a capo del suo desiderio, potè godere dei sospirati amori; ma Palumbo, com’ebbe udita la lagnanza che di lui il demonio aveva mossa a Dio, intese esser prossima la sua fine; per la qual cosa, fattosi di suo arbitrio troncar tutti i membri, morì con miserevole penitenza, avendo confessato al papa e a tutto il popolo le inaudite sue scelleraggini.

Così Guglielmo; il quale avverte da ultimo come ancora al tempo suo, in Roma, e in tutta