Pagina:Il diavolo.djvu/223

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Amori e figli del diavolo 215


Una fanciulla rimasta incinta (così racconta circa il 1300 l’annalista inglese Ruggero di Hoveden), non volendo si conosca il suo errore, fugge dalla casa paterna, quando è già prossima al parto. Vaga sola pei campi, mentre infuria una orrenda procella, e stanca d’invocare indarno l’ajuto di Dio, chiama in suo soccorso il demonio. Ed ecco le apparisce il demonio in figura di giovane, e le dice: Seguimi. Obbedisce la donna, e quegli la mena a un ovile, e fattole quivi un tetto di paglia, acceso un buon fuoco, va a cercar da mangiare. Due uomini, che passavano di là, veduto il fuoco, entrano nell’ovile, interrogano la giacente, e saputo com’erano andate le cose, corrono ad avvertire il curato e i parrocchiani di un villaggio poco discosto. Torna il diavolo, recando del pane e dell’acqua, e refocillata la donna, raccoglie a mo’ di levatrice il bambino che viene al mondo. Sopraggiunge in quell’ora il curato, munito di croce e d’acqua benedetta, scortato da gran brigata, e comincia i suoi esorcismi; il diavolo non potendo resistergli, fugge con la creatura nata appena fra le braccia e più non si lascia vedere.