Pagina:Il diavolo.djvu/270

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262 Capitolo nono

sfidavano il ferro ed il fuoco, e, in una notte, palazzi sontuosi, castelli inespugnabili, intere città murate. Con una parola oscurava l’aria, faceva imperversare un’orrenda procella, apriva sopra la terra le cateratte del cielo; con una parola faceva riapparire il sereno, e risplendere il sole più sfolgorante di prima. Alzando il dito sgominava un esercito, o ne faceva saltar su un altro, tutto di demonii sbucati dall’inferno. Ov’egli s’intrometteva la natura perdeva la sua usanza e il suo essere. Egli trasmutava le cose l’una nell’altra; faceva oro del fango e fango dell’oro; e similmente trasformava d’una in un’altra le creature viventi e sensitive, i maschi in femmine, le femmine in maschi, gli uomini in bruti. Egli aveva cognizione delle cose più nascoste; vedeva in un bacino d’acqua ciò che gli premeva vedere, prediceva senza errore il futuro, e, miracolo più di tutti gli altri gradito, racquistava egli stesso, e faceva racquistare altrui la giovinezza perduta.


I maghi maggiori molto si compiacevano di fare stupire le più illustri assemblee con lo