Pagina:Il diavolo.djvu/456

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448 Capitolo decimoquinto

ciente, predire e descrivere il moto. Essi hanno dinanzi a sè, non il regno dell’arbitrio, ma il regno della necessità. Come si caccia di posizione in posizione un nemico, la scienza ha cacciato d’uno in altro fenomeno il diavolo, e non gli ha lasciato più, sulla terra e nel cielo, un angolo solo ov’egli possa fermare il piede, e d’onde possa gettar novamente la sua ombra sul mondo. Essa ha fatto anche di più: ha mostrato come e perchè il diavolo sia nato, di quali elementi dell’animo nostro sia stato formato, e l’ha reso assai più cognito a noi, che lo neghiamo, di quello fosse nei secoli andati a coloro che ci credevano. Arrigo Heine dice, in una sua poesia, d’avere evocato una volta il diavolo, e d’aver ravvisato in lui, guardandolo bene, un antico suo conoscente. Noi possiam dire di più; noi possiam dire che nel diavolo, guardandolo bene, riconosciamo noi stessi.

La scienza combatte e caccia dinanzi a sè tutte le superstizioni, di qualunque natura esse sieno, dovunque le trovi, e non poserà finchè tutte non le abbia vinte e dissipate; ma essa non le affronta tutte con eguale impeto, nè di tutte trionfa