Pagina:Il dottor Antonio.djvu/12

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8 avvertenza della prima edizione


cuore. Lucy è tipo di razza nordica: ha pregi e difetti che una donna e una fanciulla del meridione non ha. — E come forse l’autore ebbe il disegno di posare innanzi all’alterigia inglese in Antonio un tipo del carattere italiano, così il traduttore dilettavesi, traducendo, di poter contrapporre questo tipo della fanciulla inglese, all’accademico contegno delle fanciulle di alcuna provincia italiana. In oggi che le nazioni dall’elettrico e dal vapore sono ravvicinate, giova si studiino e si conoscano a vicenda.

Del libro, quale opera d’arte, non parlerò: sarebbe pedanteria dandolo in mano al lettore che ne giudicherà da sè. Come ha osservato il Gallenga, questo racconto è doppio: nella prima parte appartiene al genere dei racconti di carattere; scritto col facile movimento dell’idillio, e appare quasi una marina del Salvator Rosa. Nella seconda parte invece appartiene al genere storico, ed è scritto coll’animo con cui l’Alfieri poteva scrivere il Filippo, e ricorda la Congiura di Catilina dello stesso pennello. Nel capitolo intermedio fra le due parti, che è intestato: Buona notte all’Idillio, si legge: «D’ora innanzi più alcuna dolce lusinga ci ritarderà per via. Addio alle fresche ombre e alle apriche colline! Addio ai quieti sentieri cosparsi di fiori, ai limpidi ruscelli lietamente mormoranti a lato della strada! La parte del nostro corso illuminata dal sole è finita, e fosche nuvole oscurano quella che ci rimane.» Questa parte oscura per fosche nuvole è quella in cui viene tratteggiata la storia del processo davanti la Gran Corte Criminale, per la setta dell’Unità Italiana. Questa parte, giudicata in sè, è mirabilmente fatta; e le auguro la fortuna delle Mie Prigioni di Pellico, le quali più valsero e a concitar cuori e ad accendere odii contro l’Austria, che non dieci volumi di documenti.

Il Dottor Antonio è scritto co’ modi e lo stile di una lingua purissima: si direbbe da noi, da trecentista. M’ingegnai traducendolo, conservare, se non la purezza, almeno quella semplicità di modi e di stile; e per ajuto avutone, debbo molte grazie a Pasquale Papiri, esule romano, con un braccio traforato battendosi contro lo straniero, per due anni mio compagno nell’insegnamento in Alessandria; e che ora naviga l’Atlantico per isbarcare su non so quale spiaggia del Pacifico. I venti, il mare e gli uomini gli sieno miti.

Porto Maurizio, 22 luglio 1856.

Bart. Aquarone.