Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/217

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il dispiacere che il suo rifiuto mi cagionava, si lasciò sfuggire nel bujo un: — Del resto... —, ch’io colsi subito a volo:

— Ah brava! L’avremo dunque con noi?

— Per domani sera soltanto, — concesse ella, sorridendo.

Il giorno appresso, sul tardi, Papiano venne a preparar la camera: v’introdusse un tavolino rettangolare, d’abete, senza cassetto, senza vernice, dozzinale; sgombrò un angolo della stanza; vi appese a una funicella un lenzuolo; poi recò una chitarra, un collaretto da cane con molti sonaglioli, e altri oggetti. Questi preparativi furono fatti al lume del famoso lanternino dal vetro rosso. Preparando, non smise — s’intende! — un solo istante di parlare.

— Il lenzuolo serve, sa! serve... non saprei, da... da accumulatore, diciamo, di questa forza misteriosa: lei lo vedrà agitarsi, signor Meis, gonfiarsi come una vela, rischiararsi a volte d’un lume strano, quasi direi siderale. Sissignore! Non siamo ancora riusciti a ottenere « materializzazioni », ma luci sì: ne vedrà, se la signorina Silvia questa sera si troverà in buone disposizioni. Comunica con lo spirito di un suo antico compagno d’Accademia, morto, Dio ne scampi, di tisi, a diciott’anni. Era di... non so, di Basilea, mi pare: ma stabilito a Roma da un pezzo, con la famiglia. Un genio, sa, per la musica: reciso dalla morte crudele prima che avesse potuto dare i suoi frutti. Così almeno dice la signorina Caporale. Anche prima che ella sapesse d’aver questa facoltà medianica, comunicava con lo spirito di Max. Sissignore: si chiamava così, Max... aspetti, Max Oliz, se non sbaglio. Sissignore! Invasata da