Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/242

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 232 —


Ebbi in quel momento un impeto di ribellione, fui tentato di svelarle tutto, di risponderle: — « Perchè? senti: io ti amo, e non posso, non debbo amarti! Se tu vuoi però... » — Ma dàlli! Che poteva volere quella mite creatura? Mi premetti forte sul petto la sua testina, e sentii che sarei stato molto più crudele se dalla gioja suprema a cui ella, ignara, si sentiva in quel punto inalzata dall’amore, io l’avessi fatta precipitare nell’abisso della disperazione ch’era in me.

— Perchè, — dissi, lasciandola, — perchè so tante cose per cui lei non può esser contenta...

Ebbe come uno smarrimento penosissimo, nel vedersi, così d’un tratto, sciolta dalle mie braccia. Si aspettava forse, dopo quelle carezze, che io le déssi del tu? Mi guardò e, notando la mia agitazione, domandò esitante:

— Cose... che sa lei... per sè, o qui... di casa mia?

Le risposi col gesto: — « Qui, qui » — per togliermi la tentazione che di punto in punto mi vinceva, di parlare, di aprirmi con lei.

L’avessi fatto! Cagionandole subito quell’unico, forte dolore, gliene avrei risparmiato altri, e io non mi sarei cacciato in nuovi e più aspri garbugli. Ma troppo recente era allora la mia triste scoperta, avevo ancor bisogno d’approfondirla bene, e l’amore e la pietà mi toglievano il coraggio d’infrangere così d’un tratto le speranze di lei e la mia vita stessa, cioè quell’ombra d’illusione che di essa, finchè tacevo, poteva ancora restarmi. Sentivo poi, quanto odiosa sarebbe stata la dichiarazione che avrei dovuto farle, che io, cioè, avevo moglie ancora. Sì! sì! Svelandole che non ero