Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/263

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 253 —

tristo riso, alla Caporale. — Dodici mila lire, signorina... e che son rena? crede ella che sarei così tranquillo, se davvero me le avessero rubate?

— Ma Adriana mi ha detto... — si provò ad aggiungere quella.

— Sciocchezze! sciocchezze! — troncai io. — È vero, guardi... sospettai per un momento... Ma dissi pure alla signorina Adriana che non credevo possibile il furto... E difatti, via! Che ragione, del resto, avrei io a dire che ho ritrovato il denaro, se non l’avessi davvero ritrovato?

La signorina Caporale si strinse ne le spalle.

— Forse Adriana crede che lei possa avere qualche ragione per...

— Ma no! ma no! — m’affrettai a interromperla. — Si tratta, ripeto, di dodici mila lire, signorina... Fossero state trenta, quaranta lire, eh via!... Non ho di queste idee generose, creda pure... Che diamine! ci vorrebbe un eroe...

Quando la signorina Caporale andò via, per riferire ad Adriana le mie parole, mi torsi le mani, me le addentai. Dovevo regolarmi proprio così? Approfittarmi di quel furto, come se con quel denaro rubato volessi pagarla, compensarla delle speranze deluse? Ah, era vile questo mio modo d’agire! Avrebbe certo gridato di rabbia, ella, di là, e m'avrebbe disprezzato... senza comprendere che il suo dolore era anche il mio. Ebbene, così doveva essere! Ella doveva odiarmi, disprezzarmi, com’io mi odiavo e mi disprezzavo. E anzi per inferocire di più contro me stesso, per far crescere il suo disprezzo, mi sarei mostrato ora tenerissimo