Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/285

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termi col Bernaldez; non mi sente ancora rincasare, e teme e piange...

Mi premetti forte le mani sul volto, sentendomi stringere il cuore d’angoscia.

— Ma se io per te non potevo esser vivo, Adriana, — gemetti, — meglio che tu ora mi sappia morto! morte le labbra che colsero un bacio dalla tua bocca, povera Adriana... Dimentica! Dimentica!

Ah, che sarebbe avvenuto in quella casa, nella prossima mattina, quando qualcuno della questura si sarebbe presentato a dar l’annunzio? A qual ragione, passato il primo sbalordimento, avrebbero attribuito il mio suicidio? Al duello imminente? Ma no! Sarebbe stato, per lo meno, molto strano che un uomo, il quale non aveva mai dato prova d’essere un codardo, si fosse ucciso per paura di un duello... E allora? Perchè non potevo trovar padrini? Futile pretesto! O forse... chi sa! era possibile che ci fosse sotto, in quella mia strana esistenza, qualche mistero...

Oh, sì: l’avrebbero senza dubbio pensato! M’uccidevo così, senz’alcuna ragione apparente, senza averne prima dimostrato in qualche modo l’intenzione. Sì: qualche stranezza, più d’una, l’avevo commessa in quegli ultimi giorni: quel pasticcio del furto, prima sospettato, poi improvvisamente smentito... Oh che forse quei denari non erano miei? dovevo forse restituirli a qualcuno? m’ero indebitamente appropriato d’una parte di essi e avevo tentato di farmi credere vittima d’un furto, poi m’ero pentito, e, in fine, ucciso? Chi sa! Certo ero stato un uomo misteriosissimo: non un amico, non una lettera, mai, da nessuna parte...