Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/296

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— E io devo riprendermi, — esclamai irosamente, — una donna che, a saputa di tutti, è stata per un anno intero in funzione di moglie con un altro uomo, il quale...

— Ma per colpa sua, scusi, caro signor Pascal! — m’interruppe l’avvocatino, sempre sorridente.

— Per colpa mia? Come? — feci io. — Quella buona donna sbaglia, prima di tutto, riconoscendomi nel cadavere d’un disgraziato che s’annega, poi s’affretta a riprender marito, e la colpa è mia? e io devo riprendermela?

— Certo, — replicò quegli, — dal momento che lei, signor Pascal, non volle correggere a tempo, prima cioè del termine prescritto dalla legge per contrarre un secondo matrimonio, lo sbaglio di sua moglie, sbaglio che potè anche — non nego — essere in mala fede. Lei lo accettò, quel falso riconoscimento, e se ne avvalse... Oh, badi: io la lodo di questo: per me ha fatto benissimo. Mi fa specie, anzi, che lei ritorni a ingarbugliarsi nell’intrico di queste nostre stupide leggi sociali. Io, ne’ panni suoi, non mi sarei fatto più vivo.

La calma, la saccenteria spavalda di questo giovanottino laureato di fresco m’irritarono.

— Ma perché lei non sa che cosa voglia dire! — gli risposi, scrollando le spalle.

— Come! — riprese lui. — Si può dare maggior fortuna, maggior felicità di questa?

— Sì, la provi! la provi! — esclamai, voltandomi verso Berto, per piantarlo lì, con la sua presunzione.

Ma anche da questo lato trovai spine.

— Oh, a proposito, — mi domandò mio fra-