Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/297

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tello, — e come hai fatto, in tutto questo tempo, per...?

E stropicciò il pollice e l’indice, per significare quattrini.

— Come ho fatto? — gli risposi. — Storia lunga! Non sono adesso in condizione di narrartela. Ma ne ho avuti, sai? quattrini, e ne ho ancora: non credere dunque ch’io ritorni ora a Miragno perchè ne sia a corto!

— Ah, ti ostini a tornarci? — insistette Berto, — anche dopo queste notizie?

— Ma si sa che ci torno! — esclamai. — Ti pare che, dopo quello che ho sperimentato e sofferto, voglia fare ancora il morto? No, caro mio: là, là; voglio le mie carte in regola, voglio risentirmi vivo, ben vivo, e anche a costo di riprendermi la moglie. Di’ un po’, è ancora viva la madre... la vedova Pescatore?

— Oh, non so, — mi rispose Berto. — Comprenderai che, dopo il secondo matrimonio... Ma credo di sì, che sia viva...

— Mi sento meglio! — esclamai. — Ma non importa! Mi vendicherò! Non son più quello di prima, sai? Soltanto mi dispiace che sarà una fortuna per quell’imbecille di Pomino!

Risero tutti. Il servo venne intanto ad annunziare ch’era in tavola. Dovetti fermarmi a desinare; ma fremevo di tanta impazienza, che non m’accorsi nemmeno di mangiare; sentii però infine che avevo divorato. La fiera, in me, s’era rifocillata, per prepararsi all’imminente assalto.

Berto mi propose di trattenermi almeno per quella sera in villa: la mattina seguente saremmo andati insieme a Miragno. Voleva godersi la scena del mio ritorno impreveduto alla