Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/78

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quattro versi del povero Pinzone, il cui cartolare de’ bisticci col seguito delle sue rime balzane, rinvenuto durante lo sgombero di casa, sta ora in biblioteca; e volli recitarli a quel signore:


            Ero già stanco di stare alla bada
            della Fortuna. La dea capricciosa
            dovea pure passar per la mia strada.

            E passò finalmente; ma tignosa.

E quel signore allora si prese la testa con ambo le mani e contrasse dolorosamente, a lungo, tutta la faccia. Lo guardai, prima sorpreso, poi costernato.

— Che ha?

— Niente. Rido, — mi rispose.

Rideva così! Gli faceva tanto male, tanto male la testa, che non poteva soffrire lo scotimento del riso.

Andate a innamorarvi del numero 12!


*


Prima di tentare la sorte — benchè senz’alcuna illusione — volli stare un pezzo a osservare, per rendermi conto del modo con cui procedeva il giuoco.

Non mi parve affatto complicato, come il mio opuscolo m’aveva lasciato immaginare.

In mezzo al tavoliere, sul tappeto verde numerato, era incassata la roulette. Tutt’intorno, i giocatori, uomini e donne, vecchi e giovani, d’ogni paese e d’ogni condizione, parte seduti, parte in piedi, s’affrettavano nervosamente a disporre mucchi e mucchietti di luigi e di