Pagina:Il libro dei versi (1902).djvu/158

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ORSO MORTO 147

Re Orso: 
... «e gli dissi: Demonio! Or tu fingevi di dormire, vigliacco, ed ululavi per mio spavento... Il vivo, il solo vivo, l’ultimo vivo della morta reggia tu sei, tu sei lo spirto di Pitone, tu canti! tu gridi! tu urli! tu muggi, o maledetto! io ti condanno, e dopo d’aver scannato tutto il popolo mio, scanna te stesso».

Trol si scannò. Morì tranquillamente come un beato, colla pace sul volto, e parve a un tratto da quel possente masso di carne volitasse ad alto un’animella gaia e piccioletta che andava in Paraiso. O santo frate! santo frate beato! io farò dono alla Romana Apostolica chiesa di venti conopèi di seta e d’oro, e di ben cento talami d’avorio che lasciai laggiù in Creta, se m’assolvi l’uccisione di Trol.

Frate: 
Ego te absolvo.
Re Orso:
Morto Trol restai solo... solo... solo come un’isola bieca, solo come un Dio decaduto, e non avea nemanco chi m’uccidesse! La voce tremenda continuava a mugghiare e rendea suono come un pianto di donne, d’una bestemmia di giganti, d’un ululato di belve. Allor raccolsi le mille gemme della mia corona e fuggii... lontan, lontano, lontanissimo, e tutto ramingai il quadrato del mondo e ai quattro angoli m’assisi