Pagina:Il mio Carso.djvu/76

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ra melodioso in me, in quest’ora di suprema stanchezza! Io ho voglia di veder le stelle in cielo e cantare un grande canto.

Ma mi ghignai.

L’anima mi s’era ormai coagulata per il gocciare della vita inacidita, rabbiosa, negatrice, e mi corrose in rughe la faccia, incassandosi una tana nelle occhiaie.

Non vedevo più le cose, e diedi di cozzo senza saper in spigoli acuti onde gli altri mi credettero un eroe. Io andavo per la strada già scavata, disgustoso a me stesso, desiderando che qualcuno mi bastonasse a morte.

Una volta anche mi proposi d’uccidermi, ma davanti allo specchio non potei ammazzare l’essere maligno e ironico che mi guardava. La donna che m’amava non torse il viso, ma si avvinghiò nervosamente al collo e tentò con tutta la sua anima di darmi un bacio; ma le sue labbra non aderirono sulle mie.

Ora sono quieto e viaggio negli espressi.


No, no, la mia vita non fu così, ma lo stesso io mi trovo inquieto e spostato. Io ho trovato compagni e amicizia, e ho lavorato con essi, ma io sono meno intelligente di loro. Io non so dir niente che li persuada. Essi invece sanno discutere e dimostrare che bisogna esser convinti di questa o quella cosa. Io sono impersuaso e contraddittorio. Bisogna star zitti e prepararsi.

Ma perchè essi qualche volta s’accasciano disperando di tutto? Chi vuol riformare gli altri non ha diritto d’esser debole. Bisogna andar avanti e dritti. Bisogna accogliere