Pagina:Il mio cuore fra i reticolati.djvu/58

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talmente il patrimonio, che con esso potrà vivere da gran signore per tutto il resto della vita. Fra questi ultimi era Franco.

Ora si accorgeva di possedere un immenso tesoro, che era rimasto intatto per tutti quegli anni di giovinezza, e cominciò subito a saccheggiarlo.

Si guardò indietro. Si vide un povero straccione, dall'anima vuota, dai sensi indisturbati, dal cuore meccanizzato come un sistema d'orologeria. Le sue cento avventure, le sue donne più ricordate: Lauretta, Edvige, Nerina, Natalia: miserabili surrogati della passione: gite in una vettura da piazza di una coppia che non saprà come pagare il vetturino. Ebbe pietà, ebbe orrore del suo passato. Capì di essersi profondamente sbagliato. E considerò Maura come una rivelazione.

La voluttà di quel corpo, in cui ogni nervo, ogni fibra, ogni atomo vibravano potentemente, gli parve un ammonimento solenne della realtà. La realtà gli si rivelava in tutta la sua pienezza concreta, e chiedeva di essere adorata come la sintesi di tutte le conquiste terrene. Era una vetta, un apice, uno slancio di suprema energia, un frammento di assoluto. Nella formula era racchiuso tutto un senso della vita: era il monito che bisognava cercare nella violenza e nella follia ciò che la squallida mediocrità di ogni giorno, ciò che