Pagina:Il piacere.djvu/186

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La Chimera gli ripeteva, nel cuor segreto, sommessa, con oscure paure:

“M’odi,
giovine, m’odi: vuoi divinamente
amare?„


Egli un poco sorrise. E pensò: “Amare chi? l’Arte? una donna? quale donna?„ Elena gli apparve lontana, perduta, morta, non più sua; le altre gli apparvero anche più lontane, morte per sempre. Egli era libero, dunque. Perchè mai avrebbe di nuovo seguita una ricerca inutile e perigliosa? Era in fondo il suo cuore il desiderio di darsi, liberamente e per riconoscenza, a un essere più alto e più puro. Ma dov’era questo essere? L’Ideale avvelena ogni possesso imperfetto; e nell’amore ogni possesso è imperfetto e ingannevole, ogni piacere è misto di tristezza, ogni godimento è dimezzato, ogni gioia porta in sè un germe di sofferenza, ogni abbandono porta in sè un germe di dubbio; e i dubbii guastano, contaminano, corrompono tutti i diletti come le Arpie rendevano immangiabili tutti i cibi a Fineo. Perchè mai dunque avrebbe egli di nuovo stesa la mano all’albero della scienza?


The tree of knowledge has been pluck’d, ― all’s known.


“L’albero della scienza è stato spogliato, ― tutto è conosciuto„ come canta Giorgio Byron nel Don Juan. In verità, per l’avvenire, la sua salute stava nella “ευλαβεια„, cioè nella prudenza,