Pagina:Il piacere.djvu/417

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 405 ―

bottite dal pavimento al soffitto, ove si smorzano i gridi acuti che la tortura strappa alle vittime....

― Mumps! Mumps! Siete solo?

Era la voce di Elena. Ella batteva piano a un degli usci.

― Mumps !

Andrea trasalì: tutto il sangue gli fece velo alli occhi, gli accese la fronte, gli mise nelli orecchi un rombo, come se una vertigine improvvisa stesse per coglierlo. Un’insurrezione di brutalità lo sconvolse; gli attraversò lo spirito, nella luce d’un lampo, una visione oscena; gli passò nel cervello oscuramente un pensier criminoso; l’agitò per un attimo non so che smania sanguinaria. In mezzo al turbamento portato in lui da quei libri, da quelle figure, dalle parole di quell’uomo, risaliva su dalle cieche profondità dell’essere lo stesso impeto istintivo che già egli aveva provato un giorno, sul campo delle corse, dopo la vittoria contro il Rútolo, tra le esalazioni acri del cavallo fumante. Il fantasma d’un delitto d’amore lo tentò e si dileguò, rapidissimo, nella luce d’un lampo: uccidere quell’uomo, prendere quella donna per violenza, appagare così la terribile cupidigia carnale, poi uccidersi.

― Non sono solo ― disse il marito, senza aprire l’uscio. ― Fra qualche minuto potrò condurvi nel salone il conte Sperelli che è qui con me.

Egli ripose nell’armario il trattato di Daniel Maclisius; chiuse la custodia dei disegni di Francis Redgrave e la portò nella stanza contigua.