Pagina:Il podere.djvu/202

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restavano tanti lunghi fili di bracia; che, a poco a poco, doventava cenere! Dopo qualche minuto, anche gli assalariati erano su l’aia; mezzo svestiti, guardandosi nel viso. Nessuno parlava. Si sentivano le donne, dalle finestre, raccomandarsi, quasi sottovoce, a Dio e alla Madonna. Poi, Luigia gridò:

— Pigliate l’acqua dal pozzo e buttatela sopra!

Tordo rispose:

— È inutile. Piuttosto, guardiamo che il fuoco non si attacchi alla capanna.

Lorenzo, che aveva fatto il soldato, e s’era ritrovato ad altri incendii, disse:

— Leviamo tutto quel che c’è che possa bruciare.

Tirarono via l’aratro, scansarono il carro; e spazzarono i fuscelli e le foglie secche su l’aia. Disse Picciòlo:

— Che non entri qualche favilla in capanna! Basterebbe una favilla sola.

— L’uscio è chiuso; ma la finestra aperta,

— Bisogna chiudere anche quella.

— Bisognerebbe entrare dentro!

— Appoggiamoci, con la scala, una tavola di fuori: è lo stesso.

Trovarono una tavola e ve la puntellarono; ma le faville potevano entrare anche di tra le tegole del tetto.

— Se si provasse a buttare un poco d’acqua attorno?