Pagina:Il tesoro.djvu/317

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principali, insolitamente spalancata, un fiume di luce vivissima si versava sul pavimento grigio. Poco prima era piovuto; ora le nuvole andavano squarciandosi all’orizzonte, su quello sfondo luminoso di porta, e fra gli strappi argentini, metallici, il cielo appariva come un cristallo stillante acqua splendente. Il piazzale e i gradini di granito, bagnati dalla pioggia, scintillando al riflesso dell’orizzonte, parevano d’argento fuso e d’acciaio.

Un mistero solenne di luce metallica invadeva la chiesa deserta e sonora, e sullo sfondo liquido di quella porta spalancata la figura di Elena, vagamente profilata di violetto, coi capelli increspati che sfumavano in un’aureola radiosa sotto l’ala del cappello, parea dovesse svanire e dissolversi nella luce.

Durante la cerimonia Carta-Selix la guardava intensamente cercando invano il suo sguardo, e sentiva l’impressione vaga e penosa che per lui Elena era già svanita per sempre.

Solo all’uscir di chiesa, camminando al fianco del giovane, la cui testa seria e distinta dominava al di sopra della sua, Elena, in quella luce vivissima di perla grigia scintillante sulle vie bagnate, trovò come un lontano ricordo, ma si rattristò più che mai. Sentiva che il giovane l’amava sempre, che soffriva nel trovarla così cambiata; ma era giunto troppo tardi. Rivedendolo prima forse anch’ella lo avrebbe riamato; ora