Pagina:Il tesoro.djvu/344

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Paolo la sapeva moglie di Cosimo, ma non ignorava ch’erano divisi, e benchè avesse chiesto della signora Bancu, ora, vedendola, si turbò.

— Lei è la moglie di Cosimo? — disse toccandole freddamente la mano. — Ho piacere di conoscerla. Sono arrivato stasera; avrei piacere di riveder Cosimo.... le signorine....

Peppina non rispose, ma lo guardò quasi piangente, ed egli se ne avvide; e anch’egli la guardò con forza, come pochi momenti prima fissava la porta.

— Elena.... come sta? — pronunziò, e la mano tremò di nuovo; egli non se ne accorse.

— Elena? Oh, sta benissimo, ora! — rispose la giovine signora, e un singhiozzo sfumò nella sua voce piena d’amarezza.

— Signora, che è accaduto?

Paolo ebbe la sensazione d’aver gridato così, ma poi, per qualche tempo, non capì, non intese, non vide più nulla, come se l’oscurità del salotto si addensasse, e il pavimento, sprofondandosi, si cangiasse nel fondo di un abisso indefinito.

Quando, con un violento sforzo di volontà, riprese la cognizione del vero, vide la giovine signora piangere, e l’ascoltò raccontare gli ultimi momenti d’Elena, ch’era spirata poche ore prima, serenamente, benedicendo la riunione di Cosimo con la moglie. Pregata a nome di Elena, Peppina era venuta a trovarla, e la dolce anima mo-