Pagina:Il tesoro.djvu/71

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Credito con un t, ignorantona!

Giovanna cancellò ridendo il t superfluo e continuò. Diceva la lettera che lo scrivente, cioè Salvatore Brindis nascosto sotto il nome di Ferro, era povero, ma che, ricevendo più garanti assicurazioni sul fatto, avrebbe fatto il sacrificio di chiedere in prestito la somma richiesta. E desiderava informazioni sul collegio ove studiava madamigella Honoré.

— Sarà una biondona! — disse Giovanna mentre Elena rileggeva la letterina. — Ha diciassette anni, uno meno di me, ma dev’esser alta e grossa. Oh, Dio mio, la mamma! — esclamò poi trasalendo e volgendosi verso la porta.

Elena si voltò, inquieta, non volendo che per allora donna Francesca partecipasse al segreto; ma la porta fu spinta da una bella gatta bianca, ch’entrò correndo, inseguita da un grazioso gattino nero; le due bestiole volteggiarono rapidamente per la stanza, e il gattino saltò al di sopra della gatta, che gli grafitò il roseo musino e gli occhi verdi.

— Gatti maledetti! — gridò Giovanna, pestando i piedi per farli fuggire.

— Lisbet, Lyly, presto fuori! — ordinò Elena, accennando la porta, ma con accento affettuoso che stizzì Giovanna, nemica inesorabile dei gatti.

Invece Elena li amava assai: Lisbet e Lyly si rincorrevano e giuocavano sempre, pur amandosi pochissimo.