Pagina:Il tesoro.djvu/86

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chio suo profondo e buono; tutto il suo aspetto s’imponeva e inspirava stima.

Giovanna non era propensa ai sogni come Elena, ma non avendo ancora amato sarebbe forse bastato un solo punto per suggestionarla ed affascinarla del tutto.

Una sera d’agosto, in cui Paolo De-Cerere si sentiva mortalmente annoiato, andò a batter la porta di casa Bancu: entrando incontrò Cosimo che usciva.

— Al diavolo! — pensò l’avvocato, che avrebbe voluto nascondersi.

Anche De-Cerere si morse leggermente il labbro superiore pensando che sarebbe stato meglio venir più tardi. Tuttavia si fecero un mondo di complimenti; Cosimo voleva ad ogni costo restare, e l’altro insisteva perchè uscisse, perchè non si disturbasse, mentre era lui che non si voleva disturbato nella sua visita. Intanto Cosimo lo accompagnò fino al salotto, ed entrata Elena e udita la loro questione complimentosa disse, porgendo una poltrona a De-Cerere:

— Ma sì, Cosimo non ha niente da far fuori. Rimarrà con noi e ci eseguirà la sua nuova musica.

— Sciocca! — esclamò Cosimo fra sè, adirato e guardandola male.

— La eseguiremo stasera con accompagnamento di violino — disse con estrema gentilezza — Lei si degnerà di restare.