Pagina:Il vaso di Pandora.djvu/13

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Bramò dell'ammirabil Giovinetta
260La gradita conquista, e il molle sesso
Dell'amabil Garzone ebbe desio:
L'accorta Coppia, alunna ora di frode
Ogni facile core, ogn'alma forte
Sedusse, lusingò, vezzi, parole
265Talor mischiando a finti sdegni: nacque
Allor la leggerissima incostanza,
E gloria accrebbe d'Amatunta al Dio:
Ogn'amator qual piuma all'aure in preda
Volge ora a questo, ed ora a quell'oggetto
270Sue brevi cure e fedeltade chiama
Uso, e costume di più rozza etade;
Ape così di fiore in fior trapassa,
E cangiando ritrova il suo diletto.
     Ma Giove, che dall'alto i più profondi
275Segreti ognora a suo voler penetra,
Pago non fu di quel rossor, che a' Numi
Tingeva il volto per l'idea funesta
Dell'Urna, che di maggior possa è prova:
Ei la vendetta estese ancora, e volle
280Pandora stessa vittima infelice
Del suo giusto rigore: al Divin cenno,
Per cui ruotano in giro gl'infiniti
Mondi dell'Etra nello spazio immenso
Con ordine mirabile, e costante,
285Sorse l'invidia, e il torbid'occhio volse