Pagina:Il vaso di Pandora.djvu/14

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Ver la Donzella, e seco eran menzogna,
E frode, e tradimento orrido morbo,
Di tumulto febril cagion fatale,
Ogni bellezza le involò! giacèa
290Languida, mesta, di pallor coperta,
Di pietà, di conforto affatto priva!
Ah dove sono d'Amistà, d'Amore
Tanti seguaci, che fedeli un tempo
Di tua beltade ardendo al vago raggio,
295Givan superbi di seguir tuoi passi!
Fuggir qual nebbia all'apparir del sole,
Nè più ti resta, o misera Pandora,
Che il tuo dolor! così languisce, e cade
All'apparir del pigro Verno algente
300Delle piante la fronda, e tronco nudo
Resta chi fu già onor del vago Autunno:
Fugge pieno d'orrore, e di spavento
Epimeteo da lei, che or langue, e pena,
E il proprio fato avventurando a' flutti,
305Cangia clima, costumi, e giunge errando
Al guado inevitabil d'Acheronte.
     Di Maia il figlio ebbe dolor del fiero
Destino di Pandora, e a Giove porse
Supplici voti in tali sensi: ah Padre
310Quando avran fin la tua vendetta, e l'ira!
Se rei furo gli Dei, se reo son io
Un Essere in produr sì vago, e bello,