Pagina:Iliade (Monti).djvu/463

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130 iliade v.217

L’alto consiglio che ogni forza eccede.
Egli in fuga ne mette a suo talento
Anche i più prodi, e ne’ conflitti or toglie
Or dona la vittoria. Orsù, vien meco,220
Statti, amico, al mio fianco, e vedi al fatto
Se quel vile sarò tutto quest’oggi
Che tu dicesti, o se saprò l’ardire
Di qualunque domar gagliardo Acheo
Che del morto s’innoltri alla difesa.225
   Quindi le schiere inanimando grida:
Teucri, Dardani, Licii, or vi mostrate
Uomini, e il petto vi conforti, amici,
Dell’antico valor la rimembranza,
Mentre l’armi d’Achille, da me tolte230
All’ucciso Patróclo, io mi rivesto.
   Disse, e corse e raggiunse in un baleno
Delle bell’arme i portatori, e date
A recarsi nel sacro Ilio le sue,
Fuor del conflitto ed a’ suoi prodi in mezzo235
Le immortali si cinse armi d’Achille,
Dono de’ numi al genitor Peléo,
Che poi vecchio le cesse al suo gran figlio:
Ma il figlio in quelle ad invecchiar non venne.
   Come il sommo de’ nembi adunatore240
Del Pelíde indossarsi le divine
Armi lo vide, crollò il capo, e seco
Nel suo cor favellò: Misero! al fianco
Ti sta la morte, e tu nol pensi, e l’armi
Ti vesti dell’eroe che de’ guerrieri245
Tutti è il terrore, a cui tu il forte hai spento
Mansueto compagno, armi d’eterna
Tempra a lui tolte con oltraggio. Or io
D’alta vittoria ti farò superbo,
E compenso sarà del non doverti250