Pagina:Iliade (Monti).djvu/611

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278 iliade v.627

Lo stizzito Oilíde, e la contesa
Crescea: ma grave la precise Achille:
   Fine, o duci, a un ontoso ed indecoro
Parlar che in altri biasmereste. In pace630
Sedetevi e guardate. I gareggianti
Corridori son presso, e voi ben tosto
Chi sia primo saprete, e chi secondo.
   Fra questo dire, a furia ecco il Tidíde
Avanzarsi, e le groppe senza posa635
Tempestar de’ cavalli che sublimi
Divorano la via. Schizzi di polve
Incessanti percuotono l’auriga.
D’ôr raggiante e di stagno si rivolve
Dietro i ratti corsier sì lieve il cocchio640
Che appena vedi della ruota il solco
Nella sabbia sottil. Giunto alle mosse,
Fra le plaudenti turbe il vincitore
Fermossi. Un rivo di sudor dal collo
E dal petto scorrea degli anelanti645
Corsieri, ed esso dal lucente carro
Leggier d’un salto al suol gittossi, e al giogo
Lo scudiscio appoggiò. Nè stette a bada
Stenelo, il forte suo scudier, che pronto
Il tripode si tolse e la donzella650
Premio del corso, e consegnato il tutto
Ai prodi amici, i corridor disciolse.
   Secondo giunse Antíloco che avea
Non per rattezza di destrier precorso
Menelao, ma per arte; e nondimeno655
Questi a tergo gli è sì, che quasi il tocca.
Quanto si scosta dalla ruota il piede
Di corsier che pel campo alla distesa
Tragge sul cocchio il suo signor, lambendo
Co’ crini estremi della coda il cerchio660