Pagina:Iliade (Monti).djvu/618

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v.865 libro ventesimoterzo 285

Come in punto si furo, ambi nel mezzo865
Presentârsi gli atleti, e sollevate
L’un contra l’altro le robuste pugna,
Si mischiâr fieramente. Odesi orrendo
Sotto i colpi il crosciar delle mascelle,
E da tutte le membra il sudor piove.870
Il terribile Epéo con improvvisa
Furia si scaglia all’avversario, e mentre
Questi bada a mirar dove ferire,
Epéo la guancia gli tempesta in guisa,
Che il meschin più non regge, e balenando875
Con tutto il corpo si rovescia in terra.
Qual di Borea al soffiar l’onda sul lido
Gitta il pesce talvolta, e lo risorbe;
Tale l’invitto Epéo stese al terreno
Il suo rivale, e tosto generosa880
La man gli porse, e il rïalzò. Pietosi
Accorsero del vinto i fidi amici
Che fuor del circo lo menâr gittante
Atro sangue, e i ginocchi egri traente
Col capo spenzolato, ed in disparte885
Condottolo, il posâr de’ sensi uscito:
Ed altri intorno gli restaro, ed altri
A tor ne giro la ritonda coppa.
   Tronco ogn’indugio, Achille il terzo giuoco
Propose, il giuoco della dura lotta,890
E de’ premii fe’ mostra; al vincitore
Un tripode da fuoco, e a cui di dodici
Tauri il valore dagli Achei si dava,
Ed al perdente una leggiadra ancella
Quattro tauri estimata, e che di molti895
Bei lavori donneschi era perita.
Rizzossi Achille, e a quegli eroi rivolto,
Sorga, disse, chi vuole in questo ludo