Pagina:Iliade (Monti).djvu/622

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v.1001 libro ventesimoterzo 289

L’ultimo premio, e sorridendo disse:
Amici, i numi, lo vedete, onorano
I provetti mortali. Aiace innanzi
Mi va di poca etade: Ulisse al tempo
De’ nostri padri è nato, e nondimeno1005
Egli è rubizzo e verde, e nullo al corso
Superarlo potría, tranne il Pelíde.
   Questo sol disse: e l’esaltato Achille
Così rispose: Antíloco, non fia
Detta invan la tua lode. Eccoti d’oro1010
Altro mezzo talento. - E sì dicendo
Gliel porse, e quegli giubilando il prese.
   Dopo ciò, fe’ recarsi, e nell’arena
Depose Achille una lunghissim’asta,
Uno scudo ed un elmo, armi rapite1015
Già da Patróclo a Sarpedonte; e ritto
Nel mezzo degli Achei, Vogliamo, ei disse,
Che per l’esposto guiderdone armati
Due guerrier de’ più forti con acuto
Tagliente acciar davanti all’adunanza1020
Combattano. Chi pria punga la pelle
Dell’avversario, e rotte l’armi, il sangue
Ne tragga, avrassi questo brando in dono
Di tracia lama, e bello e tempestato
D’argentei chiovi. Di quest’arme io stesso1025
Asteropéo spogliai. L’altre saranno
Premio comune. Ai combattenti io poscia
Nelle tende farò lauto banchetto.
   Surse subitamente al fiero invito
Lo smisurato Telamónio Aiace,1030
Surse del par l’invitto Dïoméde,
E armatisi in disparte ambo nel campo
Pronti alla pugna s’avanzâr gli eroi
Con terribili sguardi. Alto stupore