Pagina:Iliade (Monti).djvu/625

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292 iliade libro ventesimoterzo v.1103

Merïon l’arco, e ben presa la mira
Colla cocca sul nervo, al saettante
Nume promise un’ecatombe; e in alto1105
Adocchiata la timida colomba
Che in vario giro s’avvolgea, la colse
Sotto l’ala. Passolla il dardo acuto,
E ricadde, e s’infisse alto nel suolo
Di Merïone al piè. Ma la ferita1110
Colomba si posò sovra l’antenna,
Stese il collo, abbassò l’ali diffuse,
E dal corpo volata la veloce
Alma, dal tronco piombò. Stupefatte
Guardavano le turbe. Allor si tolse1115
Le scuri Merïon, Teucro l’accette.
   Produsse Achille all’ultimo nel mezzo
Una lunga lunga asta, ed un lebéte
Non vïolato dalle fiamme ancora,
Del valore d’un tauro, e sculto a fiori,1120
Premio alla prova delle lance. Alzossi
L’ampio-regnante Atride Agamennóne
E il compagno fedel del re cretese
Merïon. Ma levatosi il Pelíde,
Trasse innanzi, e parlò: Figlio d’Atreo,1125
Sappiam noi tutti come tutti avanzi
E nel vibrar dell’asta e nella possa.
Prenditi dunque questo premio, e il manda
Alla tua nave. A Merïon daremo,
Se il consenti, la lancia; ed io ten prego.1130
   Acconsentì l’Atride. A Merïone
Diede Achille la lancia, ed all’araldo
D’Agamennón lo splendido lebéte.