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E il pie’ veloce Achille divino ebbe un altro pensiero.
.Stando alla pira di fianco, recise la chioma sua bionda,
ch’egli nutriva, tutta fiorente, pel fiume Sperchèo;
e disse, pien di cruccio, rivolto al purpureo mare:
« Invano a te, Sperchèo, fe’ voto mio padre Pelèo,
che quando io quivi fossi tornato alla terra paterna,
a te la chioma avrei recisa, e una sacra ecatombe
offerta, e interi capi di greggi, cinquanta, immolati,
presso alle fonti dove per te sorge l’ara fragrante.
Cosípregava il vecchio; ma tu non compiesti il suo voto.
Ed ora, poiché certo non tomo alla casa paterna,
a Pàtroclo, ché seco la porti, io recido la chioma ».
Detto cosi, fra le mani del caro compagno, la chioma
pose; ed in tutti i presenti fe’ nascere brama di pianto.
E ancor fra i pianti il sole trovati li avrebbe al tramonto,
se non avesse Achille cosí favellato all’Atride:
« Atride, poi che a te più che ad altri la gente d’Acaia
quando tu parli, obbedisce: di pianto son già tutti sazi:
mandali adesso lontan dalla pira, e comanda che il pranzo
s’appresti; e al corpo noi penseremo, che più del defunto
aver dobbiamo cura: con noi solo restino i duci ».
Com’ebbe udito ciò, Agamennone sire di genti,
sùbito lungo le navi librate disperse le schiere.
Restarono li presso gli amici, ed estrusser la pira.
Estrussero una pira che avea cento piedi per lato,
e della pira a sommo, dogliosi, deposero il corpo.
E molti pingui capi di greggi e cornigeri bovi
scoiarono, apprestarono innanzi alla pira; e l’omento
prese di tutti Achille magnanimo, e il corpo cosperse
dai piedi al capo, intorno le vittime pose scoiate.