Pagina:In morte di Lorenzo Mascheroni.djvu/42

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Verde qual pruna non ancor matura
Cinge il primo la stola, e qual di cigno
246Apre la piuma biancheggiante e pura.

Ondeggiavano all’altro di sanguigno
Color le vestimenta, e tinto avea
249Il remeggio dell’ali in ferrugigno.

Quegli d’olivo un ramoscel tenea,
Questi un brando rovente; e fisso i lumi
252In Dio ciascun palpebra non battea.

Dal basso mondo alla città de’ numi
Voci intanto salían gridando, Pace,
255Col sonito che fan cadendo i fiumi.

Pace la Senna, pace l’Elba, pace
Iterava l’Ibero; ed alla terra
258Rispondean pace i cieli, pace, pace.

Ma guerra i lidi d’Albione, e guerra
D’inferno i mostri replicar s’udiro,
261E l’inferno era tutto in Inghilterra.

Sedea tranquillo l’increato Spiro
Su l’immobile trono, e tremebondo
264Dal suo cenno pendea l’immenso empiro.